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A porte chiuse di Andrea Adriatico apre VieFesival 2016

In scena ai Teatri di Vita fino al 18 ottobre A porte chiuse per la regia di Andrea Adriatico.


di Simona Sagone
A porte chiuse
A porte chiuse Andrea Adriatico

Ha debuttato il 13 ottobre A porte chiuse dentro l'anima che cuoce, prima assoluta per Vie Festival che porta il progetto "Atlante", progetto per chi soffre di dolori al collo dati dal dover sostenere i dolori del mondo, dagli spazi monumentali delle città emiliane, agli spazi interiori. 

A porte chiuse è ambientato in una stanza nell'aldilà, sopra un enorme letto sul quale sono letteralmente caduti, uno dopo l'altro, tre nuovi arrivati accolti da un angelo nero addetto a rassicurare i dannati dell'inutilità della sensazione di privazione data dalla mancanza di oggetti per la pulizia personale e di specchi.

I protagonisti sono un uomo e due donne condannati ad essere l'uno carnefice dell'altro per l'obbligatoria convivenza. La coabitazione sul grande letto fa sì che l'unico confronto possibile per ciascuno sia, per il resto dell'eternità, con gli altri due condannati che diventano così specchio e quindi giudici del proprio essere.

In quest'inferno- camera da letto vige il controllo totale dell'individuo esercitato da altri individui per nulla empatici con gli altri, bensì disposti a infierire dentro quelle porte chiuse che non lasciano scampo.

La condizione descritta dalla drammaturgia di Andrea Adriatico e Stefano Casi è derivata da quella descritta da Jean- Paul Sartre in "A porte chiuse" nel 1944, aggiornata con situazioni derivate dalla cronaca contemporanea. C'è un uomo dannato per aver ucciso la moglie e aver tentato di uccidere anche le due figlie con il gas, causa anche della sua stessa morte; c'è una donna egiziana morta di botte per la violenza del marito testimone inoltre del massacro di un giovane italiano di nome Giulio, amico del marito torturatore, a sua volta sfigurato da sevizie inaudite in quel Paese solo per aver voluto provare a studiarlo e a capirlo; c'è infine la signora Casa Monica, strozzina romana, omaggiata dai suoi concittadini con un grandioso funerale con carrozza tirata da cavalli e petali di rosa gettati da un elicottero.

Il personaggio più riuscito è sicuramente quello della sguaiata e volgare Casa Monica, interpretato dalla straordinaria Francesca Mazza, inquietante è l'apparente gentiluomo (Gianluca Enria) in gessato nero, in realtà assassino della propria compagna di vita, incarnazione dei tanti uomini che finiscono sulle pagine di cronaca nera definiti dai vicini "un brav'uomo".

Elementi meno riusciti dello spettacolo, per il resto ben fatto e interessante, sono gli stacchi musicali e il lungo inserto audio della madre di Giulio Regeni inutilmente prolungato per rincarare il concetto già chiaro della brutalità delle violenze inflitte al giovane ricercatore in Egitto.

Ognuno di noi incontra nella propria vita delle porte chiuse entro le quali si consumano soprusi e violenze d'ogni tipo, dopo la visione dello spettacolo, che merita comunque lo sforzo di recarsi in via Emilia Ponente 485 in queste fredde serate autunnali, varrebbe la pena riprendere in mano la versione originale del testo di Sartre per allontanarsi dalla cronaca e riscoprire la sua capacità indagatoria dei rapporti umani e la sua profondità forse troppo alleggerita dalle mani dei due drammaturghi che l'hanno rivisitato.

Per prenotare o ricevere informazioni sul Festival Vie www.viefestivalmodena.com Sul sito si trova anche l'ebook scaricabile con approfondimenti su tutti gli spettacoli e i link diretti per l'acquisto on line dei biglietti.

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