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A Bologna il Festival della dittatura eritrea

Il Coordinamento Eritrea Democratica si mobilita nei giorni del Festival del regime eritreo che si terrà nella nostra città.


di redazione
Categorie: Migranti, Società, Esteri
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Dal 4 al 6 luglio Bologna ospiterà il Festival dell'Indipendenza dell'Eritrea presso il Parco Nord. Una festa organizzata direttamente da quello che da oltre 20 anni è un governo dittatoriale che pratica sistematiche violazioni dei diritti umani. Il Coordinamento Eritrea Democratica dice no al Festival e si mobilita per denunciare il regime.

L'Eritrea è governata da oltre 20 anni da una dittatura militare sanguinaria, responsabile di continue e sistematiche violazioni dei diritti umani. In Eritrea sono migliaia i prigionieri di coscienza e i prigionieri politici detenuti in condizioni spaventose in prigioni sotterranee segrete. In Eritrea è obbligatorio l'arruolamento nazionale, spesso esteso a tempo indeterminato, anche per i minori. L'impiego di tortura e maltrattamenti è diffuso. In Eritrea non è tollerata alcuna forma e organizzazione di opposizione politica, così come non è consentita libertà di espressione e di culto.

Dall'Eritrea fuggono 3000 persone ogni mese (secondo stime ufficiali, ma sarebbero molti di più), un popolo in fuga dall'oppressione del suo governo. Centinaia di migliaia di fuggitivi che per sottrarsi alla violenza del loro Paese trovano la morte nei deserti o nelle acque del Mediterraneo. Per coloro colti nel tentativo di attraversare il confine è infatti in vigore la prassi di "sparare per uccidere". E i famigliari di chi riesce a fuggire sono costretti a pagare multe per non finire in carcere.

Il Festival che celebrerà tutto questo si terrà a Bologna, al Parco Nord, dal 4 al 6 luglio. Un Festival organizzato direttamente dal governo eritreo come strumento di propaganda, per accreditare un'immagine di sé fatta di musica, colori, cibi e danze, nella più classica retorica di stato autoritario. Che tutto ciò avvenga nella nostra città, medaglia d'oro della Resistenza e storicamente simbolo di democrazia e solidarietà, lascia quanto meno interdetti. "Questo festival imbarazza Bologna e imbarazza il fatto che non ci sia accorti prima che non andava concesso lo spazio del Parco Nord - ammette Cathy La Torre, consigliere comunale di Sel - che è uno spazio che il Comune ha dato in gestione. Prima di firmare un contratto avrebbero dovuto informarsi meglio, perché non è possibile dimenticarsi che oggi l'Eritrea è un regime dittatoriale. Credo ci sia stata superficialità".

Troppo tardi, comunque, per rimediare al danno fatto. E allora a esprimere il dissenso verso la barbarie del governo eritreo e a un Festival inaccettabile ci pensa un'altra Eritrea, unita nel Coordinamento Eritrea Democratica, fatta di giovani e di persone che combattono civilmente e pacificamente nella speranza di vedere realizzata la transizione del proprio Paese verso la democrazia e la dignità. Negli stessi giorni in cui si terrà il Festival Eritreo loro saranno lì fuori - rischiando sulla loro pelle le possibili ritorsioni - in un presidio permanente per mostrare la vera storia degli ultimi 20 anni in Eritrea: "Vogliamo dire alle persone di non andare a quel Festival, che è possibile rifiutare - dice Siid Negash del Coordinamento - e di venire con noi". Sabato 5 luglio, inoltre, in Piazza Maggiore verrà organizzato un incontro pubblico a cui è invitata tutta la cittadinanza: "Porteremo tutte le persone che possono spiegare che c'è un'Eritrea democratica diversa, e che c'è un'alternativa a questo regime".

Andrea Perolino


Ascolta l'intervista a Cathy La Torre e Siid Negash

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