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A Berlino un centro per rifugiati lgbt

L'annuncio del Senato della capitale dopo episodi di discriminazione e violenza. Decisive le associazioni.


di Alessandro Albana
Categorie: Migranti, Glbtq, Esteri
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A Berlino nascerà un centro d'accoglienza per rifugiati lgbt. Ad annunciarlo è il Senato della capitale tedesca dopo le denunce di diversi episodi di discriminazione e vera e propria violenza nei confronti dei rifugiati omo e transessuali. Decisiva l'azione delle associazioni nazionali e locali, sostenute dall'arcivescovo di Berlino e dalla Caritas.

Il Senato di Berlino ha annunciato l'apertura di un centro di accoglienza per rifugiati lgbt nella capitale tedesca. L'apertura del centro, prevista per marzo, si è resa necessaria dopo i ripetuti episodi di discriminazione e violenza - dagli insulti alle percosse, fino agli accoltellamenti - di cui i rifugiati omo e transessuali sono stati vittime.

Degli episodi sono stati responsabili non solo altri rifugiati, ma anche "addetti alla sicurezza e addirittura da traduttori e interpreti". A rivelarlo, ai nostri microfoni, è la caporedattrice di Berlino Magazine Gloria Reményi.

La decisione delle autorità berlinesi arriva anche grazie all'azione delle associazioni in difesa dei diritti lgbt Lsvd e Miles, che nonostante abbiano "cercato di attirare l'attenzione su questi episodi, all'inizio non sono state ascoltati". Come spiega Reményi, "Il Senato, inizialmente, come ha denunciato il presidente di Lsvd a Berlino (Jörg Steinert, ndr) ha taciuto per lungo tempo". "Tra agosto e dicembre 2015 addirittura 95 rifugiati lgbt hanno chiesto assistenza a queste associazioni per via di queste discriminazioni, e nonostante le denunce il Senato ha taciuto".

Si assiste così al paradosso di rifugiati costretti a subire "discriminazione sia nei Paesi di origine ma anche a Berlino, quindi anche nel punto di arrivo".
In attesa dell'apertura del centro, diversi rifugiati lgbt hanno fatto richiesta di trasferimento temporaneo e alcuni lo hanno ottenuto. Ma, precisa Reményi, "Su 150 persone che hanno fatto richiesta, tre sono riuscite ad ottenerlo".

Sulla vicenda, che non è certo delle più conosciute, il dibattito pubblico muove i primi passi. "C'è chi parla di ghettizzazione - spiega Reményi - E c'è chi parla di un provvedimento di tutela".


Ascolta l'intervista a Gloria Reményi

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